Medicina Quantistica ed Epigenetica: le nuove frontiere dell’Osteopatia

Medicina Quantistica ed Epigenetica: le nuove frontiere dell’Osteopatia

Medicina Quantistica ed Epigenetica: le nuove frontiere dell’osteopatia
A cura della redazione di NSO, Nuova Scuola di Osteopatia.
Sintesi a cura di Davide Terzi FT, DO MRoi

Leggendo articoli e pubblicazioni scientifiche della letteratura è possibile trovare il connubio tra medicina quantistica, epigenetica e l’approccio osteopatico di cui quotidianamente ci serviamo in ambito non solo diagnostico ma soprattutto terapeutico.

Innanzitutto, di cosa stiamo parlando? da anni ormai la biofisica e la fisica quantistica sono entrate in modo dirompente nelle dinamiche diagnostiche e terapeutiche portando una maggiore attenzione e sviluppo verso la medicina quantistica ed il ruolo dei campi elettromagnetici. Accettato ormai in maniera unanime il concetto di unità del corpo (mente-struttura) ed ambiente che lo circonda, possiamo facilmente intuire come i fenomeni biologici dei campi elettromagnetici e la trasmissione dei flussi energetici giochino un ruolo da protagonisti sia in chiave positiva che negativa, all’interno di quello che viene definito equilibrio allostatico, partendo dalle basi neurofisiologiche delle emozioni, alla trasmissione sinaptica, al ruolo del sistema nervoso autonomo, al semplice contatto diagnostico-terapeutico fra terapista e paziente.

Ogni singola cellula del nostro corpo dalle più superficiali alle più profonde, dalle più semplici alle più complesse, sono in comunicazione fra loro direttamente e indirettamente attraverso scambi d’informazioni elettromagnetiche al fine di mantenere uno stabile equilibrio fra i vari sistemi che compongono l’unità del corpo e quindi il sistema allostatico di cui si accennava pocanzi; in questa maniera si può ottenere una risposta repentina ed efficace alle richieste che provengono costantemente dall’ambiente interno e soprattutto da quello esterno.

Partendo dal concetto che il DNA di ogni cellula ha anch’esso un ruolo importante per l’effetto biologico specifico della cellula stessa e del sistema di cui fa parte, è facile intuire come a questo livello possa essere fortemente influenzante per l’equilibrio cellulare un disturbo della trasmissione elettromagnetica, intesa non solo in termini di interruzione ma anche di aumento o comunque alterata frequenza di trasmissione; questo infatti può portare alla nascita di una disfunzione andando a minare quello che è i principio di autoregolazione e autoguarigione del nostro corpo, principio su cui si basa l’intero approccio osteopatico.

Da qui appunto la chiave dell’approccio osteopatico attraverso quello che potrebbe sembrare un banale tocco, ma in realtà diventa un trasmettitore d’informazioni che non sono solamente meccaniche, come troppo spesso vengono considerate, ma anche elettriche e magnetiche.

Da diversi articoli pubblicati da importanti esponenti del settore osteopatico e riabilitativo, e da trattati già del XIX secolo, tra cui le teorie Lamarckiane, si comprende come non si possa più non soffermarci sul ruolo che la genetica stessa gioca in queste dinamiche di rapporto/influenza tra l’uomo, sempre nella sua unità strutturale e psichica, il suo ambiente interno e quello esterno in virtù della possibilità di questa influenza di poter essere trasmessa anche ai corrispettivi discendenti, da qui il ruolo dell’epigenetica.

Ogni stress, evento, trauma e modificazione funzionale importante della nostra vita biologica e psichica, viene recepito e custodito nel nostro DNA e memorizzato dai centri nervosi superiori come l’Ippocampo e l’Amigdala, che come sappiamo giocano anch’essi una quotidiana partita nella gestione dei rapporti fra individuo e ambiente, fra interno ed esterno, fra stimolo e reazione, fra circostanza e considerazione della convenienza o meno dell’ambiente in cui ci si trova.

Pare che proprio attraverso un cambiamento nell’etilazione, metilazione e fosforilazione degli istoni ci sia la possibilità della trasmissione alle generazioni future” sostiene Serge Paoletti, osteopata francese che da anni studia questo settore.

La maggior parte delle richieste che subisce il nostro corpo sotto forma di stati di stress, che vengono poi impressi nei sistemi epigenetici, si verificherebbero tra il momento del concepimento e i 2 anni di vita. Questo periodo è molto critico perché il feto o il neonato che sia, è già in grado di registrare senza però essere in grado di analizzare la situazione ed è per questo motivo che tali “stress” restano impressi a volte per tutta la vita e spesso non in modo consapevole.

Tuttavia nulla è definitivo, perché l’epigenetica prevede infatti la reversibilità di questi meccanismi, e ovviamente questo apre una grande speranza!” (sostiene sempre il Dott. Paoletti).

La chiave sta nel cofattore positivo, che permette di eliminare gli effetti dannosi dello stress attraverso la possibilità di attivare geni che possano predisporre ad un determinato effetto biologico oppure addirittura neutralizzarlo. Un esempio molto semplice esposto dallo studioso di epigenetica Michael Meaney, spiega come una madre possa modificare il sistema epigenetico del suo bambino con ad esempio delle semplici carezze; queste infatti attivano i geni situati all’interno dell’ippocampo destinati a captare i glucorticoidi, ormoni dello stress, che permettono ai numerosi recettori del’ippocampo stesso di neutralizzare il loro effetto sull’organismo e di impedire dunque una reazione di stress.

Le carezze quindi, attivando questi geni e aumentando il numero di questi recettori, riducono gli effetti dello stress sul bambino. Ed è proprio qui che entrano in gioco gli istoni con i fenomeni di etilazione, metilazione e fosforilazione accennati prima.

Questi cambiamenti epigenetici, come già detto in precedenza, sono reversibili ma possono essere anche cofattori negativi e rinforzare gli effetti dannosi dello stress. Da qui l’importanza della gestione della gravidanza, sia per quanto riguarda non solo gli stress fisici della madre ma soprattutto emotivi, psichici, il rapporto con le circostanze sociali, lavorative e ambientali che la circondano e di cui fa volontariamente o indirettamente parte. Queste considerazioni sono di notevole importanza per la pratica osteopatica in quanto con le mani, il nostro per così dire “strumento di lavoro”, attraverso il tocco diamo delle informazioni, anzi dei veri e propri messaggi al paziente, o nello specifico alle cellule, alle fasce e ai centri prima periferici e poi centrali ed infine superiori che hanno la possibilità di resettarsi e di innescare un processo di autoregolazione.

I messaggi vengono inviati dalle nostre mani semplicemente sotto forma di energia, sia essa calore vibrazione, stimolo meccanico, campi elettromagnetici e in aggiunta a quella che è la compliance emotiva e la presa in carico olistica del paziente, intervengono come cofattori positivi.

Inutile sottolineare come la fascia è il nostro strumento elettivo per trasmettere queste forme di energia, in quanto portatrice periferica dell’impronta epigenetica. Sempre come ci insegnano gli studiosi del settore, per entrare un po’ più approfonditamente nella pratica quotidiana, non ci si può affidare solamente al nostro tocco manuale per una diagnosi osteopatica, ma è indispensabile predisporre un’ accurata anamnesi non solo del paziente ma anche dei suoi genitori, in quanto non sempre chi si rivolge a noi è consapevole degli stati di stress a cui è stato sottoposto.

La nostra mano a questo punto diventa un cofattore ad altissima positività nella reversibilità di questi fenomeni che hanno, attraverso lo stress, portato alla disfunzione osteopatica che dobbiamo diagnosticare e poi trattare per riportare il nostro paziente ad un buon equilibrio allostatico e trovare la salute.

Bibliografia

“Medicina quantistica ed epigenetica: le nuove frontiere dell’Osteopatia” tratto da RiabilitazioneOggi, anno XXXIII Gennaio/Febbraio 2016. 

 

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