Applicazione Pratica della Medicina Biotipologica

Applicazione Pratica della Medicina Biotipologica

Quando si parla di medicina biotipologica non si comprende appieno quali risvolti possa avere nella pratica clinica quotidiana.

La capacità di discriminare la costituzione di un soggetto permette di orientare la nostra valutazione verso specifiche regioni anatomiche dove quella determinata biotipologia presenta la maggior prevalenza di aree disfunzionali.

Specifiche proporzioni corporee sono fisiologicamente collegate a conseguenti predominanze ormonali, che influenzano lo sviluppo, il comportamento, le cause per cui il corpo va sotto stress e in quali zone le accumula.

Sulla base di questa relazioni, l’osteopata è in grado di conoscere in anticipo quali quesiti porre durante la raccolta anamnestica, quali tipologie di tecniche sono più efficaci ed in quale ordine somministrarle.

Esempio pratico n°1

Un paziente melanconico ha bisogno di tecniche manuali molto leggere e assolutamente non invasive, che non utilizzino la contrazione muscolare in quanto presenta caratteristiche di ipotrofia ed ipostenia.
L’ambiente in cui si esegue il trattamento ed il corpo della persona devono esser ben riscaldati prima di iniziare. Questo perché la sua corporatura è esile, povera di tessuti derivanti dal mesoderma (poca massa muscolare implica poca produzione di calore) e dall’endoderma (grasso viscerale che protegge dal freddo); in ambienti freddi, il soggetto melanconico sviluppa “gelificazione” della matrice extra-cellulare (MEC) e “costrizione del sistema fasciale”.

Avendo un netto limite meso ed endodermico è indicato lo svolgimento di attività fisica leggera e non eccessivamente prolungata, qualcosa che eviti di sottoporlo allo stress tissutale causatogli dalla gravità, qualcosa che stimoli maggiormente il suo lato “forte”, ovvero i tessuti di origine ectodermica (SNC): sarà funzionale e di “scarico” fare attività come lo yoga considerato anche lo stimolo mentale derivato dalla meditazione.

Se l’osteopata non segue queste linee guida non solo rischia che il suo trattamento sia inefficace ma potrebbe addirittura facilitare un peggioramento clinico del paziente.

Esempio pratico n°2

Per la costituzione del soggetto flemmatico deve essere impostato un trattamento del tutto speculare rispetto a quello visto precedentemente.
L’ambiente non deve essere troppo caldo ed il paziente non deve sudare (la predominanza di tessuti di origine endodermica portano il soggetto flemmatico a trattenere calore in eccesso, stimolando lo stato di infiammazione).
Inoltre, essendo una persona tendenzialmente tonica e trofica bisogna eseguire tecniche che diano degli stimoli intensi, in caso contrario l’effetto del trattamento non genera modificazioni del tessuto.

Un approccio globale

Per queste due tipologie di soggetto è altresì indicato sapere quali consigli dare dal punto di vista alimentare, quali cibi sono più opportuni per quella persona e in quale momenti dell’anno andrebbero assunti. Bisogna conoscere quali sono le stagioni in cui tendenzialmente soffrirà maggiormente e perché c’è questa sofferenza biochimica, programmando interventi terapeutici mirati affinché sì prendano provvedimenti per colmare le carenze e le difficoltà del corpo.

In questo maniera è possibile evitare o comunque limitare i peggioramenti delle condizioni di salute, andando ad integrare le deficienze metaboliche di quel soggetto, limitando o eliminando invece i suoi eccessi.

Il corpo attua naturalmente questi processi per mantenere l’omeostasi ma i soggetti in cui sorgono delle problematiche o delle disfunzioni, perdono parte di questa capacità di bilanciamento e diventa necessario intervenire dall’esterno per aiutare il corpo a tornare nella sua condizione di salute.Ergo, identificato che un soggetto è melanconico, per “portarlo” nella sua biotipologia (salute), è necessario scaldarlo, non solo con il calore ma anche con alimenti che generano calore (esempio i carboidrati, che implicano poco tempo per essere metabolizzati a vantaggio di una immediata produzione di calore endogeno).

Il trattamento manuale privilegia tecniche fasciali perché stimolano maggiormente un cambiamento nei suoi tessuti, portando la MEC in uno stato di “solubilità”, senza generare irritazione.I momenti in cui aumentano le difficoltà sono la notte e l’inverno perché sono le parti più fredde della giornata e dell’anno, è quindi importante prevenire la sua fase di esaurimento perché una volta entratoci possiede poche energie per risollevarsi e ripartire.

Al contrario un soggetto flemmatico ha la necessità di climi più freddi e secchi, di tecniche manuali più incisive come i thrust e le met. E’ un soggetto che tendenzialmente si scalda e accumula peso: i suoi tessuti più “ingaggiati” per far fronte allo stress sono quelli di origine endodermica (grasso viscerale). Per questa biotipologia è molto più importante controllare l’alimentazione per evitare l’aumento ponderale soprattutto nei periodi di sofferenza maggiore: l’estate e l’autunno, dove il caldo e l’umidità sono maggiori e dove l’insulina è più attiva (più facilità ad accumulare).

Pertanto in questi periodi deve seguire una dieta povera di proteine e grassi, ad esempio vegana, per ridurre la possibilità di accumulo nei tessuti di origine mesodermica e endodermica.

Del tutto diverso è il soggetto bilioso, predominante nella sfera mesodermica, che gli conferisce un fisico molto prestante dal punto di vista atletico, che genera un atteggiamento di costante sfida, aumentando decisamente la sua resistenza allo stress. Trattare questa tipologia implica una certa dinamicità dell’operatore che, conoscendo la sua tendenza alla “strozzatura” e rigidità fasciale, deve dare stimoli differenti durante le sedute, incalzando la sua necessità di competizione. Conoscendo la dominanza dei tessuti muscolari e sapendo e che bisogna portarlo all’esaurimento delle energie per sollecitare il suo sistema fasciale, le tecniche migliori da utilizzare sono le met. Fare un trattamento utilizzando tecniche thrust ha poca efficacia, perché il suo sistema propriocettivo non viene eccitato e non genera risposte di adattamento.

Non è facile inquadrare un soggetto nella sua tipologia. Per alcune persone è facile e quasi scontato, per altre vi sono sfumature che non è semplice categorizzare: in questi casi è possibile utilizzare un software dove inserendo dati antropometrici si individua la costituzione del soggetto. E’ quindi possibile reperire molte informazioni sulla biotipologia specifica di quel paziente, quali sono i tessuti maggiormente in sofferenza, in quale periodo dell’anno e quali sono i distretti corporei più “deboli”.
La capacità di discriminare la biotipologia, permette al terapeuta di incidere in modo preciso e specifico sulle disfunzioni ridando forza, omeostasi e salute.

Ti interessa approfondire l’argomento? Scopri il Master in Medicina Biotipologica

Commenti da Facebook