Ansia da contagio e sistema nervoso autonomo, valutazione attraverso PPG

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A cura di Matteo Ghiringhelli FT DO

Un lato negativo di questo periodo da non sottovalutare è quello comportamentale e cognitivo. Come è ormai accertato dagli studi sulla psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) i sistemi corporei comunicano come un network, scambiandosi informazioni che modulano le risposte sistemiche attraverso il sistema nervoso autonomo.

Ecco il motivo per cui fattori psichici possono influenzare le risposte ormonali, metaboliche e immunitarie, facciamo un esempio pratico.

Subisco uno stress cronico > ho un pensiero ricorrente negativo (psico) > attivo la corteccia prefrontale dx del cervello (neuro) > come risposta allo stress si alzano il cortisolo e altri ormoni (endocrino) > immunosoppressione secondaria da eccesso di cortisolo (immunitario).

È uno schema molto riduttivo, in quanto vi sono molti altri sistemi coinvolti, ad esempio la risposta degli ormoni tiroidei, la modulazione del ritmo sonno-veglia, l’adattamento metabolico muscolare, i sistemi tampone, la funzionalità gastroenterica e via dicendo.

Purtroppo, i media fanno leva sull’angoscia delle persone pur di aumentare l’audience, siamo costretti a rimanere chiusi in casa e subire il terrorismo psicologico dei telegiornali, con una crisi finanziaria alle porte… come si può pensare di stare bene psicologicamente?

Gli studiosi del sistema comportamentale hanno già messo alla luce il problema e sono pronti a svolgere il proprio compito, studiando un metodo di intervento efficace per aiutare i pazienti contro l’ansia da contagio.

É possibile anche valutare gli effetti dello stress sul sistema neurovegetativo, attraverso un esame con PPG (fotopletismografo) inserire link alla pagina sito ppg. Attraverso questo esame si valuta la funzionalità del sistema neurovegetativo e se le risposte organiche sono corrette, sia a livello quantitativo che qualitativo, grazie alla variazione della frequenza cardiaca.

Si è dimostrato che varie aree del cervello tra cui l’amigdala e la corteccia prefrontale che sono coinvolte nella percezione di minaccia e sicurezza sono associate con HRV (variabilità della frequenza cardiaca).
I risultati suggeriscono che HRV integra importanti funzioni dell’organismo e può essere utilizzato come indice associato a stress, capacità di adattamento e stato di salute. [1]

Dall’esame del sistema nervoso autonomo, è possibile notare su persone con disturbi comportamentali è un netto aumento di VLF (very low frequency) nello spettro delle frequenze, questo denota un’attivazione costante della corteccia prefrontale destra, sede delle emozioni negative, (mentre la parte sinistra è legata alle emozioni positive. Esse si attivano in maniera asimmetrica in risposta a emozioni e stati diversi in situazioni sociali diverse – Davidson, 2002).

Ad esempio soggetti con attacchi di panico presentano una diminuzione dell’HRV [2][3], così come soggetti con ansia [4][5][6][7] e depressione [8][9][10][11].

Tra gli effetti negativi di una diminuzione del HRV ritroviamo stati infiammatori cronici, gli studi hanno dimostrato un rapporto diretto tra il variare dell’HRV con variazione dei livelli di IL-6 e TNF (interleuchina 6 e fattore di necrosi tumorale, fattori infiammatori) [12][13] [14][15] e con la PCR (proteina C reattiva) [16][17][18][19].

È possibile contrastare gli effetti negativi del “pensiero negativo” diminuendo l’attività della corteccia prefrontale destra e riducendo gli effetti infiammatori sull’organismo?

Sì, è possibile adottando stili di vita corretti:

  • Nutrizione: favorire alimenti a basso indice glicemico, colazione abbondante con
    corretto rapporto tra carboidrati, lipidi e proteine, assumere molta verdura. adottare
    l’abitudine di fare più pasti al giorno meno calorici, favorire acidi grassi essenziali a
    carboidrati, evitare alcolici, insaccati, cibo spazzatura, limitare molto latticini e formaggi.
    Bere molta acqua.

  • Esercizi fisici e respiratori specifici: favorire attività più intense e meno prolungate, attuando allenamenti a circuito con un corretto rapporto lavoro/recupero,
    eseguire esercizi respiratori (possibilmente con biofeedback)

  • Integrazione alimentare: sistemi tampone sono alla base (come magnesio, potassio ma non solo), assicurarsi un sufficiente livello di vit D (esami ematici), antiossidanti (vit C, A, E), proteine (in particolare glutammina), omega 3.

Referenze

[1] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22178086
[2] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23069273
[3] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20368476
[4] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22355326
[5] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21814416
[6] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20121706
[7] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11011352
[8] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22528974
[9] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3280258/
[10] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20305564
[11] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16416460
[12] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23611168
[13] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17977694
[14] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17942840
[15] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15485478
[16] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2587932/
[17] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17489343
[18] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22946790
[19] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21323913

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